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pasta arricchita da farina d’orzo

pasta arricchita da farina d’orzo

Un altro articolo sulla pasta, interessante, formativo e educativo sulla portata principale del nostro bel paese

Un piatto di pasta risolve letteralmente qualsiasi situazione: un pranzo al volo, la fame chimica notturna e da oggi anche il rischio infarto.

Almeno stando a un gruppo di ricercatori toscani, che ha sviluppato un nuovo tipo di pasta capace di prevenire gli attacchi di cuore.

Quindi sotto con pasta al pomodoro, alla norma o una bella cacio e pepe, perché se questa pasta dovesse un giorno essere commercializzata potrebbe davvero prevenire il rischio di malattie cardiache.

Gli scienziati l’hanno addirittura paragonata a un bypass naturale, ma spieghiamo perché farsi un’amatriciana potrebbe salvare la vita.

La pasta salvavita

A fare la scoperta l’Istituto di Scienza della Vita della Scuola Superiore di Sant’Anna che, con uno studio pubblicato su Scientific Reports, ha parlato per la prima volta di una pasta funzionale.

Uno speciale tipo formato dalla classica semola di grano duro e farina di orzo piena di beta glucano, una fibra alimentare speciale amica del cuore perché responsabile di far cresce nuovi vasi sanguigni.

Questi vasi sanguigni sono dei bypass naturali che vengono creati una volta che arriva l’attacco di cuore.

In più la pasta incrementerebbe anche lo sviluppo di una molecola che protegge dagli effetti d’ischemia le cellule che rivestono le coronarie.

Per ora questa pasta è stata testata sui topi da laboratorio: un gruppo è stato nutrito con quella speciale, mentre il gruppo di controllo ha mangiato pasta normale.

E i risultati sono stati molto incoraggianti.

La pasta piena di beta-glucano renderebbe il corpo più resistente allo stress e proteggerebbe le coronarie.

Per aumentare i rami delle coronarie collaterali sono state testate molte altre strategie invasive in passato, – così afferma Vincenzo Lionetti, il professore che ha guidato lo studio – fra cui interventi chirurgici e terapie genetiche.

“Ma per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio che dimostra che una dieta basata sulla pasta arricchita con beta-glucano aumenta in modo sano i collaterali della coronarie….e riduce la mortalità”.

Insomma una buona notizia per i pazienti a rischio che potrebbero in questo modo far prevenzione facendo la cosa che riesce meglio agli italiani: mangiare tantissima pasta.

Fonte articolo Roberta Abate

10 cose che (forse) non sai sulla pasta

10 cose che (forse) non sai sulla pasta

Buon giorno a tutti oggi vi voglio riportare un articolo tratto da Focus su aspetti e curiosità della pasta

 

Buona lettura (alla fine della pagina troverete il link diretto)

 

1 CHI HA CUCINATO I PRIMI SPAGHETTI? I primi spaghetti erano chiamati “vermicelli”, e da secoli si discute se siano stati inventati dai cinesi o dai siciliani: oggi si ritiene che si siano diffusi indipendentemente, in entrambe le aree geografiche. Quello che invece è certo è che a portare in Sicilia l’usanza di cucinare pasta secca sono stati gli Arabi. Una delle prime testimonianze scritte sui vermicelli secchi commestibili risale infatti a una sorta di “guida turistica” arabo-siciliana del 1154. e una versione della pasta potrebbe essere stata mangiata dai Greci già nel 1 secolo d. C.. C'era anche la tradizione, tutta romana, di mangiare pasta fresca, come la lagana, una specie di grande lasagna: una sfoglia di farina di grano impastata con lattuga, aromatizzata con spezie e fritta nell’olio di oliva.

 

2 E LA PASTA NAPOLETANA, QUANDO ARRRIVA? Già tra il 1200 e il 1300 a Genova si produceva pasta secca in grandi quantità, mentre a Napoli il passaggio della pasta ad alimento popolare avvenne solo alla fine del 1500, quando cominciò a essere venduta nei chioschi lungo le strade, e mangiata con le mani, liscia o condita con il formaggio. Il pomodoro invece sposò gli spaghetti solo verso il 1800, quando pomodoro e basilico con un pizzico di sale diventarono il condimento scelto dai venditori all’aperto napoletani per condire i maccheroni: una novità, visto che la pizza comincerà a unire il pomodoro alla mozzarella solo verso la metà del secolo.

 

3 IMPASTATA COI PIEDI. Racconta la studiosa italo-americana Julia della Croce, che fino al XIX secolo la produzione della pasta veniva affidata a lavoratori a piedi scalzi che si ritrovavano al ritmo della musica del mandolino: durò finché il re di Napoli, Ferdinando II (1830-1859), pensò che fosse meglio assumere un ingegnere per progettare un nuovo sistema... più igienico.

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4 I NEMICI DELLA PASTA. Alcuni personaggi storici pensavano che la pasta potesse causare malattie mentali. Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer la definì “l’alimentazione dei rassegnati”, mentre il partito fascista ritenne che la pasta rendesse le persone troppo rilassate e pigre. Negli anni Trenta il poeta Filippo Tommaso Marinetti, nel Manifesto della Cucina Futurista, auspicò una vera e propria crociata contro gli spaghetti, accusando la pasta di uccidere l'animo nobile, virile e guerriero degli italiani. Ne propose addirittura l'abolizione che, a parere suo e di Benito Mussolini ispiratore della polemica, avrebbe liberato l'Italia dal costoso grano straniero e favorito l'industria italiana del riso. Andò a finire con Marinetti fotografato nel ristorante Biffi di Milano nell'atto di mangiare un bel piatto di spaghetti (quando si dice la coerenza), a cui seguì lo sfottò popolare.

 

5 COTTURA INTELLIGENTE. Aspettare che l’acqua bolle per gettare la pasta non è il modo più intelligente di cuocere la pasta. La cottura infatti dipende solo dalla temperatura raggiunta e non dal fatto che l’acqua vada in ebollizione. Il chimico Dario Bressanini propone un metodo di cottura più scientifico: buttare la pasta prima che l’acqua arrivi all'ebollizione. “Ho provato - scrive - a buttare pasta e sale dopo 8 minuti, con l’acqua a 80 °C. Ho poi continuato a scaldare, col coperchio, sino all'ebollizione per poi spegnere il gas. Sette minuti dopo la pasta era pronta”.

 

6 QUANTE PASTE ESISTONO?Secondo alcune stime esisterebbero ben 350 forme e tipi di pasta.

 

7 COME RICONOSCERE LA PASTA DI QUALITÀ? Sono almeno 3 i parametri da tenere in considerazione per una pasta di qualità. Il primo è la quantità di proteine: il contenuto minimo deve essere 10.5% (11.5% per la pasta di semola integrale). Quando sull’etichetta si trova un valore di proteine del 13.5% vuol dire che è un’ottima semola. Il secondo elemento è la trafilatura: quella migliore è realizzata con trafile in bronzo. Poi c’è la temperatura del ciclo di essiccazione, che però non è riportata in etichetta ma è una caratteristica importante, perché da essa dipendono le caratteristiche fisiche e quelle nutrizionali della pasta. Molto dice poi l’acqua di cottura: più è limpida (calcare a parte), meno amido e proteine ha perso la pasta durante il processo di cottura.

 

8 PASTASCIUTTA O PASTA ASCIUTTA?. Sì, si può scrivere in entrambi i modi: l’aggettivo "asciutta" deriva dal fatto che la pasta, a differenza delle minestre, è senz’acqua, che viene “scolata”. Mentre cottura “al dente” significa che la pasta deve conservare un pizzico di resistenza quando viene mangiata. A proposito: la pasta al dente è anche più facilmente digeribile: la rete di glutine trattiene al proprio interno i granuli di amido, rendendolo assimilabile in modo graduale.

 

9 CIBO DA ESPLORATORI. La pasta secca, grazie alla sua proprietà di distanze senza comprometterne l’edibilità. La pasta può essere cotta con qualche tipo di grasso e sale e verdure, legumi, carne o pesce per un pasto soddisfacente.

 

10 INGREDIENTI. Il grano duro è l’ingrediente principale della pasta. Un grano di buona qualità deve avere una proporzione di amido e proteine tale da garantire la formazione di un buon impasto, garanzia di tenuta di cottura.

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CANNELLONI di MELOCUCINODAME

CANNELLONI di MELOCUCINODAME

La sfida

 

Quando cucinare non  è solo divertimento ma anche una sfida.

 

Ebbene si una sfida.

 

Molte persone mi dicono: " torno a casa tardi e non ho tempo di preparare tutte quelle cose che fai tu"

 

Ed io rispondo sempre che il problema non è il tempo a disposizione ma la voglia di "fare" come per tutte le cose.

 

Cosi oggi vi riporto la ricetta dei cannelloni fatti in casa utilizzando gli stessi prodotti che avreste cucinato normalmente.

 

Dai che si comincia.

 

Sono in macchina, nel bel mezzo del traffico romano e penso che è tardi e che fortunatamente un po di spesa l'ho fatta l'altro giorno.

 

Faccio parte di un nucleo familiare di 4 persone.

 

Arrivo a casa e sono le 19.30

 

Apro il frigorifero e vedo i due hamburger, la salsiccia e le uova.

 

Ok divertiamoci un po 

 

Prendo 400 gr  farina di semola, aggiungo tre uova e un tuorlo, impasto per bene, creo una bella palletta e la metto a riposare in un sacchetto 

 

Nel frattempo in una padella sminuzzo i due hamburger, la salsiccia una cipolla e qualche spezia (quella che più vi piace)

 

Cuocete bene ma non troppo in modo che il composto rimanga morbido.

 

Ora trasferite tutto in un frullatore se volete il macinato più morbido altrimenti potete schiacciare bene con una forchetta.

 

A questo punto preriscaldate il forno a 180 C ventilato

 

Prendete quindi il vostro impasto per la pasta e con un mattarello stendetelo completamente su un tavolo formando un rettangolo con uno spessore di 2/3 mm

 

Prendiamo il macinato e lo spalmiamo sulla pasta, quindi arrotoliamo come se fosse una girella e facciamo un lungo rotolo.

 

Ora prendiamo una teglia da forno, stappiamo una passata di pomodoro e creiamo uno strato sottile sul fondo.

 

Recuperate il rotolo e tagliate una serie di cannelloni della stessa lunghezza e li adagiate nella teglia, versate sopra altra altra passata di pomodoro (per chi ha dubbi è cruda) fino a coprire, aggiungete due pizzichi di sale, una spolverata di pepe e parmigiano reggiano tanto, tanto, tanto.

 

Infornate 20 minuti e ...

 

Ricapitolando in un ora (considerando i tempi tecnici delle cotture) mangiate con stile.

 

Bacio Melocucinoamici

 

PS se i cannelloni li preparate magari la domenica, fate il doppio delle dosi e una parte li surgelate per un altra serata in cui "non avrete tempo "

 

LA PASTA E LE NUOVE FARINE

LA PASTA E LE NUOVE FARINE

Pastasciutta, l'esperto: quali fanno bene, quali evitare

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Buon giorno ho trovato molto interessante questo articolo tratto da liberoquotidiano.it e che riporto di seguito, alla fine troverete il link al sito ufficiale

 

Pastasciutta, l'esperto: quali fanno bene, quali evitare

Ci sono le tagliatelle al farro e i fusilli alla segale. Ma anche i rigatoni ai ceci e le mezze maniche ai piselli.

Due spaghi al pomodoro? Se cedete alla farina di kamut saranno anche più leggeri (e la linea vi ringrazierà).

Sulle tavole degli italiani c’è sempre più pasta integrale: lo dice una ricerca targata Doxa-Aidepi (un’associazione del settore).

Il 53% delle (buone) forchette tricolori al banco del supermercato opta per le novità in fatto di grano.

E cioè: i consumi della pasta integrale sono cresciuti, nell’ultimo anno, del 20%.

E se a farla da padrone è ancora la semola tradizionale, che vale da sola circa il 90% del mercato, pazienza: con i legumi e i cereali, i paccheri “light” stanno conquistando mezzo Stivale. «Questa crescita», racconta il presidente di Aidepi Paolo Barilla «è la prova che c’è posto per tutti e oramai il consumatore ha la possibilità di scegliere.

Si tratta della risposta alle ultime linee guida nutrizionali, che evidenziano l’importanza di integrare più fibre nella nostra alimentazione».

Come a dire: le lasagne alla bolognese della nonna resteranno anche imprescindibili, nessuno lo dubita, ma avete mai provato i maccheroni al farro con i pomodorini secchi?

SALUTISTI

In fondo basta fare un giro al discount per rendersene conto: l’offerta è varia e i prezzi sono accessibili.

Rincarati, ovvio, rispetto alla farina 00, ma per salvare il giro vita si può anche mettere in conto di spendere qualche euro in più. «In tutti i cereali la qualità delle proteine non è altissima», spiega il nutrizionista Giuseppe Rotilio, capo del dipartimento di Promozione della qualità della vita presso Università San Raffaele di Roma, «ma questa carenza viene compensata da una quantità maggiore, per cui un piatto di spaghetti integrali ha un apporto proteico più elevato».

E allora fa bene, specie se col pranzo di Ferragosto avete un tantino esagerato. «La pasta che al suo interno utilizza farine di cerali è meno raffinata, il che significa che è anche meno assimilabile.

Non aumenta la glicemia, e per questo viene preferita dalle persone a dieta».

Fibre, sali minerali e vitamine fanno il resto: «L’unico cereale completo da un punto di vista nutrizionale è la soia», ammette l’esperto, «ma in Italia viene usata ancora poco». La nutrizionista Fabiola Ficarra concorda e aggiunge: «Il consiglio è variare.

L’alimentazione non deve mai concentrarsi su un alimento e basta, quindi ben vengano le alternanze anche in materia di farina.

Noi italiani siamo molto tradizionalisti, non rinunciamo facilmente alla pasta: assumere cereali che hanno l’aspetto di spaghetti o maccheroni è una buona alternativa.

Il farro va molto bene per gli sportivi ed è ricco di fibre che aiutano anche chi soffre di diabete. Il kamut è molto ricco di proteine.

La segale è un alimento eccezionale a basso contenuto calorico e glicemico: è ottima nella prevenzione delle patologie cardiovascolari. Infine ci sono le paste proteiche, fatte con i legumi, che possono essere un modo anche per far assimilare ai bambini tante sostanze verso cui in genere non sono proprio entusiasti».

In vendita, nell’ultimo periodo, c’è pure la pasta proteica, quella fatta con i legumi: niente grano e niente mais, ma piselli e fagioli.

Con la conseguenza che, se un normale piatto di penne alla carbonara, valgono a occhio e croce 65 grammi di carboidrati (e svariati giri di cyclette per smaltirli) uno di questi ne contiene appena 48.

Assaggiare per credere. Intendiamoci, metodi di preparazione e condimenti non cambiano. Il sapore - spergiura chi ormai già non riesce più a farne a meno - neanche.

La bilancia, invece, sì. «Il boom che in questi ultimi anni ha interessato il settore si spiega proprio in questi termini», continua Rotilio, «lo stesso discorso vale per il pane casereccio: essendo meno raffinata la farina con cui viene cotto non innalza così tanto la glicemia e l’organismo assimila meno».

Dopo di che, sia chiaro, una spaghettata aglio e olio non si nega a nessuno.

Ci mancherebbe altro. Ma a usare le farine integrali ci sono sicuramente alcuni vantaggi che non vanno sottovalutati. «Nel momento in cui la pasta ai cereali è integrata con altre sostanze, per esempio un particolare sugo o un condimento ricco, risulta sicuramente più sostanziosa di quella a tipologia tradizionale», conclude il professore.

Quindi: pasta e fagioli con ditalini di segale, tanto per dire, è meglio di una bistecca. E non è un modo di dire.

Fatevene una ragione e provate, almeno una volta, a uscire dal seminato. Non è un caso che tutte le principali marche della filiera italiana da qualche anno a questa parte abbiano creato una linea apposita di farine integrali.

Il mercato bio, anche in fatto di farfalle e pipe, vale, da Palermo a Sondrio, la bellezza di 150 milioni di euro e se la media di una confezione da 500 grammi di pasta integrale costa 1,59 euro contro gli 80 centesimi di quella classica, amen. Ci si guadagna in salute.

Poi ci sono gli abbinamenti, i sughi che stanno bene con quel sapore leggermente amarognolo della “farina nera” o il gusto meno deciso del farro.

Perché quando si cerca di perdere qualche chilo non è mica detto che bisogna rinunciare proprio a tutto.

La pasta rimane pur sempre il piatto nazionale, che poi sia integrale non fa differenza.

L’avvertenza che sottolineano gli addetti ai lavori rimane una sola: questi prodotti non sono senza glutine, come spesso (ed erroneamente) qualcuno pensa.

Sono semplicemente più salutari.

di Claudia Osmetti

 

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