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ABBACCHIO AL FORNO

ABBACCHIO AL FORNO

Ricetta e preparazione

 

Un abbacchio alla romana fatto a regola d’arte (un prodotto che gode della denominazione igp) è una specialità che segue tradizioni antiche e stagionalità (pecore allevate allo stato brado, che brucano nei pascoli aperti del Lazio).

 

INGREDIENTI

 

1 chilo di coscia di agnello con l'osso

 

un mazzo di rosmarino fresco

 

2 spicchi di aglio schiacciati

 

olio extra vergine d'oliva

 

5-6 patate

 

un bicchiere di vino bianco secco

 

sale, pepe e carta di alluminio

 

PREPARAZIONE

 

Per prima cosa praticate almeno tre incisioni con il coltello sulla coscia in modo da creare tre tasche.

 

Quindi prendiamo l'aglio e gli altri odori, li tritiamo finemente e li andiamo ad inserire nelle tasche.

 

Ora prendiamo l'abbacchio e lo posizioniamo in una teglia da forno, lo bagniamo di olio e lo copriamo con l'alluminio facendo attenzione a lasciare lo spazio per le patate.

 

Nel frattempo preriscaldiamo il forno a 200 C ventilato.

 

Ora prepariamo le patate.

 

Innanzitutto laviamole bene, tagliamole a spicchi mantenendo la buccia e posizioniamole intorno l'abbacchio.

 

Inforniamo per 30 minuti.

 

Terminato il tempo eliminiamo il foglio di alluminio, giriamo le patate e versiamo il bicchiere di vino.

 

Poi lasciamo cuocere per ulteriori 30 minuti in modalità statico.

 

Terminata la cottura rimuovete la carne e la patate e lasciate intiepidire.

 

Posizionate la teglia sul fuoco e al sughetto che si è formato aggiungete un cucchiaino di farina e lasciate addensare.

 

Servite l'abbacchio a pezzi con la salsa a parte.

 

Buona tradizione romana da Melocucinodame

 

Un abbraccio Daniele

 

FAGIOLI CON LE COTICHE

FAGIOLI CON LE COTICHE

Un giorno da leone...di Aldo Fabrizi

 

Aprire un nuovo articolo con una poesia di Fabrizi che dire, me mette na fame...

 

Un giorno da leone di Aldo Fabrizi

 

Quanno la cinquantina è superata,

 

s’ammonisce la massima attenzione,

 

leggero a cena, niente a colazione

 

e l’ottantina è quasi assicurata.

 

Ma oggi che se campa a la giornata,

 

chi la rispetta più st’ammonizione?

 

E’ mejo vive un giorno da leone

 

che trent’anni da pecora affamata.

 

Chi conta li bocconi e le bevute

 

e se controlla da mattina a sera,

 

finisce pè fregasse la salute.

 

E poi je po’ succede, sarvognuno,

 

che, nun sia mai, rischioppa n’antra guera,

 

arischia pure de morì a digiuno!

 

Ricetta e preparazione

 

La cotica è  la pelle del maiale, la cotenna, uno dei pezzi del famoso quinto quarto quello che si dava ai lavoranti nei mattatoi insieme alla paga, quindi frattaglie, code, orecchie, zampe etc…

 

Così nasce anche questo piatto da un taglio di scarto che poi diviene l’ingrediente fondamentale di un noto piatto romano.

 

Ingredienti

 

400 grammi di fagioli bianchi secchi

 

150 grammi di cotica di maiale

 

1 cucchiaio di olio

 

50 grammi di grasso di prosciutto

 

1 spicchio di aglio

 

prezzemolo

 

1 cipolla bianca

 

500 grammi di pelati

 

sale

 

pepe

 

Preparazione

 

Lasciar riposare una notte i fagioli a bagno nell’acqua quindi scolarli, sciacquarli e lessarli in acqua per 2 ore o finchè siano morbidi.

 

Quindi con una lama sottile ed affilata si sgrassa la cotenna, occorre sciacquarla e scottarla per 5-6 minuti in acqua bollente

 

Quindi si taglia a striscioline e la si mette a cuocere in acqua non salata per un’ora anche questa come i fagioli deve risultare morbida.

 

Quando sono pronti sia i fagioli sia la cotenna, fate soffriggere in un tegame un trito di cipolla, grasso di prosciutto, aglio e olio.

 

Quando il tutto è appassito unite i pelati schiacciati e lasciate cuocere un quarto d’ora.

 

Unitevi i fagioli e le cotiche aggiustate di sale e pepe e continuate la cottura per almeno 40 minuti diluendo con acqua se si restringe troppo.

  

Buon piatto con MelocucinodaMe

 

Un abbraccio Daniele

 

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SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA

SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA

La puttanesca

 

La ricetta delle penne alla puttanesca fa parte di quelle ricette la cui origine è senz’altro meridionale ma per lo più affidata alla leggenda o alle dicerie popolari poiché vi sono vari ipotesi sulla sua nascita.

 

Le penne alla puttanesca sono un piatto molto diffuso nella Capitale ma probabilmente affondano le radici nel città partenopea in cui sarebbero nati gli spaghetti alla puttanesca.

 

Si crede, in particolare, che sia un piatto nato ad Ischia fra il 1961 ed il 1971 anni in cui viene citato in romanzi e ricettari, secondo ipotesi più mirate la pasta alla puttanesca sarebbe nata nel locale “Rancio Fellone” di tale Sandro Petti che a tarda ora ricevette degli avventori ma constatò di non avere quasi nulla in dispensa; gli avventori avrebbero replicato che si sarebbero accontentati di “una puttanata qualsiasi” e da qui la ricetta.

 

Altra versione ci viene fornita da un grande interprete, Mister Nino Manfredi.

 

Difatti nel 1982 Giulio Parisi, nel suo film Spaghetti House, racconta un fatto di cronaca realmente accaduto a Londra in un ristorante italiano.

 

Spaghetti house

 

A fine serata Nino Manfredi si dedica a una puttanesca da far resuscitare i morti: un po’ per nostalgia e un po’ per dimenticare le richieste strane dei clienti inglesi, che chiedono spaghetti scotti e conditi con la marmellata

 

vi riporto di seguito il link alla scena del film in cui Manfredi stesso dice che "la posta se n'gravida"

 

Link Spaghetti house

Ricetta e preparazione

 

Ingredienti

 

400 gr. di spaghetti 

 

1 cucchiaio di capperi sotto sale o sott’aceto

 

2 cucchiai d’olio d’oliva

 

250 gr. di olive nere denocciolate

 

1 spicchio d’aglio

 

mezza bottiglia di passata di pomodoro

 

due cucchiai di prezzemolo tritato

 

Peperoncino 

 

Preparazione

 

Prendete un tegame capiente, quindi versateci dentro i due cucchiai d’olio d’oliva e lo spicchio d’aglio mondato e provato dell’anima .

 

Fatelo soffriggere a fiamma bassa finchè sia dorato, quindi rimuovetelo e versate nell’olio le olive nere tagliate a rondelle o intere.

 

Girate con un mestolo di legno e dopo un minuto alzate la fiamma e versate la salsa di pomodoro.

 

Prendete i capperi lavateli se sono sotto sale o strizzateli se sono sott’aceto e uniteli alla salsa.

 

Mescolate il tutto e aggiungete qualche pizzico di peperoncino  

 

Coprite e fate cuocere a fiamma bassa per almeno quaranta minuti.

 

In un tegame a parte fate bollire l’acqua e lessate gli spaghetti

 

Scolatele quindi al dente ed unitele alla salsa.

 

Completate il piatto spolverando con il prezzemolo fresco.

Buon primo piatto con MelocucinodaMe

 

Un abbraccio Daniele

 

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TONNARELLI CACIO E PEPE

TONNARELLI CACIO E PEPE

Er medico m'ha detto di Aldo Fabrizi

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Oggi voglio iniziare la nostra ricetta con una splendida poesia sulla dieta di Aldo Fabrizi

 

Er medico m'ha detto di Aldo Fabrizi

 

"Commenda cari, è d’uopo che lo dica

 

ma l’italiano, escluso il proletario,

 

pappa tre volte più del necessario,

 

sottoponendo il cuore a ‘na fatica.

 

Di fame, creda, non si muore mica,

 

piuttosto accade tutto l’incontrario,

 

e chi vol diventare centenario

 

deve evità perfino la mollica.

 

Perciò m’ascolti, segua il mio dettame;

 

io quando siedo a tavola non m’empio

 

e m’alzo sempre avendo ancora fame!"

 

Embè quanno che ar medico ce credi,

 

bisogna daje retta: mò, presempio,

 

l’urtimo piatto me lo magno in piedi!

 

Ricetta e preparazione

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Ingredienti

 

400 grammi di tonnarelli

 

200 grammi di pecorino romano grattugiato

 

pepe nero macinato

 

olio extravergine d’oliva

 

sale

 

Preparazione

 

Come prima cosa cuociamo i tonnarelli in abbondante acqua a cui avrete aggiunto poco sale con un filo d’olio evo perchè non si attacchino.

 

Mentre la pasta cuoce grattuggiamo il pecorino dentro una ciotola e vi aggiungiamo del pepe nero.

 

Preleviamo quanto basta d’acqua di cottura della pasta con un mestolo per amalgamare pecorino e pepe e trasformare il tutto in una crema.

Scolare la pasta al dente in una terrina e versarvi sopra la crema di pepe e pecorino quindi amalgamare bene e servire subito ben calda.

 

Buon primo piatto veloce e romano con MeocucinodaMe.

 

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CARCIOFI ALLA ROMANA

CARCIOFI ALLA ROMANA

Carciofi alla romana o alla giudia?

 

Il dilemma di molti non romani.

 

Ma i carciofi alla romana e alla giuria sono la stessa cosa?

 

Ebbene no.

 

Sono entrambi degli ottimi piatti della tradizione romana.

 

Di base utilizzano entrambe le ricette i carciofi romani, detti anche cimaroli; sono tondi, senza spine e molto teneri.

 

La distinzione è nella modalità di cottura.

 

Alla giudia sono un tipico piatto della cucina giudaico-romanesca e la preparazione consiste sostanzialmente in una frittura di carciofi; la ricetta è molto antica e si pensa abbia fatto la sua comparsa nel ghetto ebraico della capitale intorno al XVI secolo.

 

Per essere veramente alla giudia vanno immersi nell’olio (per circa 8 minuti) e, una volta raffreddati, aprire le foglie verso l’esterno; alla romana andranno riposti in un tegame con olio e acqua e cotti a fuoco medio per circa 30 minuti

 

Quest'oggi, per continuare il viaggio nella tradizione romana, vedremo la ricetta dei carciofi alla romana.

 

Ricetta e preparazione

Ingredienti

 

4 carciofi

 

2 spicchi d’aglio

 

1 limone

 

foglie di menta

 

sale e pepe q.b.

 

olio extravergine d’oliva

 

Preparazione

 

S’incomincia con il pulire il carciofo, con un coltello si eliminano le foglie esterne più legnose, le spine, il gambo e l’eventuale barbetta centrale.

per saperne di più il-corso-a-casa-tua

 

Quindi si taglia a metà il limone, una metà si usa per sfregarsi le mani per togliere le macchie di nero mentre l’altra si mette in un recipiente pieno d’acqua e nel quale si adagiano uno ad uno i carciofi. (questo per evitare l'ossidazione del carciofo)

 

Si procede nello stesso modo per tutti i carciofi.

 

Terminata la fase di pulitura si allargano un po’ le foglie centrali con le dita per ciascun carciofo e v’inserisce un trito di aglio, sale, pepe e menta - alcuni inseriscono anche del pangrattato - 

 

Quindi si dispongono in un tegame a testa in giu a cui si aggiunge un bicchiere d’acqua e un quarto di olio evo.

 

Si copre il tutto e si fa cuocere a fuoco lento.

 

Dopo tre quarti d’ora fate la prova della forchetta se il carciofo s’infilza facilmente è pronto.

  

E anche il contorno è pronto.

 

Un abbraccio melocucinamici, Daniele

 

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CIAMBELLINE AL VINO

CIAMBELLINE AL VINO

Tradizione

 

Le ciambelline al vino sono una tipica ricetta laziale, molto antica e molto semplice

 

Pochi ingredienti e un impasto veloce.

 

Un dolce romano natalizio ma ormai lo si trova tutto l’anno, da servire con un bicchiere di vino rosso per inzuppare 

 

Ricetta e preparazione

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INGREDIENTI

 

olio evo 1 bicchiere

 

vino rosso 1 bicchiere  + 1/2 per spennellare

 

1 bicchiere di zucchero semolato + 1/2 per spolverare

 

1/2 cucchiaino scarso di lievito per dolci,

 

1 pizzico di sale,

 

650-700gr di farina 00

 

1 anice stellato

 

Preparazione

 

Innanzitutto occorre fare una fontana di farina.

 

Quindi versate al centro lo zucchero, il lievito, il pizzico di sale e a piacere l'anice stellato preventivamente polverizzato.

 

Iniziate a mescolare e  gradualmente aggiungete l’olio

 

Quando questo si sara amalgamato aggiungete il vino e continuate ad impastare.

Lavorate fra loro gli ingredienti finchè non otterrete un impasto omogeneo che risulterà un poco appiccicoso, cercate di aggiungere meno farina possibile al fine di evitare che diventino duri, una volta cotti infatti devono risultare friabili.

 

L’impasto va lasciato riposare per mezz’ora.

 

Quindi staccate delle parti di impasto e formate dei piccoli cilindretti prendendo come misura di spessore il vostro mignolo ma che siano lunghi almeno quanto la vostra mano aperta

 

A questo punto chiudete le estremità a formare un cerchio, spennellate una faccia delle ciambelline e  tuffatele nello zucchero semolato

 

Deponetele nella teglia, su cui avrete disposto un foglio di carta da forno, con il verso dello zucchero verso l’alto.

 

Infornate a 180° in forno già caldo per circa 15 minuti.

 

Una volta che dorate, sfornarle e lasciarle freddare.

 

Dopo pranzo come dolce mi sembra una buona idea, che ne dite? Melocuciniamo?

 

Un abbraccio Daniele

 

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Filetti di baccalà…venerdi pesce

Filetti di baccalà…venerdi pesce

Baccalà e pastella

 

Piatto tipicamente natalizio della vigilia, il filetto di baccala fritto è comunque presente per l'intero anno nella tradizione della cucina romana.

 

I segreti per un ottimo filetto di Baccalà:

Per quanto riguarda la pastella non mancano le diverse regole e interpretazioni come sempre quando si parla di cucina regionale. 

 

Alcuni utilizzano acqua frizzante, farina, e (prima diatriba) un cucchiaino di lievito per salato

 

Altri utilizzano la birra e la farina.

Poi ci sono  le fasi di preparazione che precedono la cottura: la reidratazione e desalinizzazione dello stoccafisso per 24/48 ore cambiando l’acqua ogni 6, 7 ore al massimo.

 

Fatto sta che oggi rimane uno dei piatti più esportati della cucina romana e per dirlo in modo moderno, un ottimo finger food

 

Ricetta e preparazione

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Ingredienti

 

300 g filetto di baccalà già ammollato

 

100 g di farina 0

acqua frizzante o birra q.b.

 

2 g di lievito di birra secco

 

farina per infarinare q.b.

 

olio di semi di girasole per friggere

Preparazione

 

Per prima cosa occorre preparare il baccalà, spellarlo e privarlo delle spine, quindi asciugarlo per bene.

 

Quindi si prepara una pastella con la farina setacciata e il lievito secco e  si aggiunge un filo d’acqua frizzante, per addensare la pastella

 

Occorre lavorarla con una frusta o una forchetta finchè non si eliminino eventuali grumi.

 

A questo punto la pastella va coperta e lasciata riposare per un’ora in frigoifero.

 

Nel mentre occorre tagliare il baccalà a filetti

 

Riprendiamo la nostra pastella ed immergiamo uno ad uno i filetti e a seguire nell'olio bollente (considerate che la temperatura ottimale dell'olio è intorno i 180 C)

 

Una volta dorati si prelevano con una schiumarola dall’olio e li si adagiano su carta assorbente di modo da eliminare l’olio in eccesso.

 

Che dire, buon fish&chips con MelocucinodaMe

 

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Un abbraccio Daniele

GIOVEDI GNOCCHI…ALLA ROMANA

GIOVEDI GNOCCHI…ALLA ROMANA

Ricetta n° 231 tratta da: "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" di Pellegrino Artusi

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Oggi vi riporterò, per un piatto molto discusso nelle origini, due ricette degli gnocchi alla romana.

 

La seguente ricetta è tratta direttamente dal libro "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" del grande Chef Pellegrino Artusi.

 

«Questi gnocchi, che io ho modificato e dosati nella seguente maniera, spero vi piaceranno come sono piaciuti a quelli cui li ho imbanditi.

 

Se ciò avviene fate un brindisi alla mia salute se sarò vivo, o mandatemi un requiescat se sarò andato a rincalzare i cavoli.

 

Farina, grammi 150. Burro, grammi 50. Cacio gruiera, grammi 40. Parmigiano, grammi 20. Latte, mezzo litro. Uova, n. 2.

 

Si dice che a tavola non si dovrebbe essere in meno del numero delle Grazie, né in più del numero delle Muse. ( le nove muse )

 

Se vi aggirate intorno al numero delle Muse, raddoppiate la dose.

 

Intridete la farina colle uova e col latte versato a poco per volta entro una cazzaruola, aggiungete il cacio gruiera a pezzettini e mettete l'intriso al fuoco mescolando continuamente.

 

Quando sarà assodato per la cottura della farina, salatelo e aggiungete la metà del detto burro.

 

Lasciate che il composto diacci e poi, nella stessa guisa degli gnocchi di farina gialla, mettetelo a tocchetti in un vassoio che regga al fuoco e conditeli via via col resto del burro a pezzetti e col parmigiano suddetto grattato; ma non alla superficie, perché il parmigiano col fuoco sopra prende l'amaro.

 

Rosolateli sotto a un coperchio di ferro o nel forno da campagna e serviteli caldi.»

 

 

Ricetta e preparazione

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INGREDIENTI

 

250 gr di semolino,

 

1 litro di latte,

 

2 tuorli d’uovo,

 

40 gr di parmigiano reggiano,

 

50 gr di burro,

 

sale q.b.

 

Per condire:

 

80 gr di burro,

 

100 gr di parmigiano reggiano.

PREPARAZIONE

 

Iniziamo con il versare in una pentola il latte e unire un pizzico di sale.

 

Portare a bollore quindi versare a pioggia il semolino mescolando di tanto in tanto per dieci minuti di cottura.

 

Togliere dal fuoco, far raffreddare e aggiungere un tuorlo per volta, il parmigiano  grattugiato e il burro.

 

A questo punto versare il semolino su un piano e stenderlo per uno spessore di un centimetro circa.

 

Utilizzando un coppapasta o un bicchiere cilindrico ritagliare i dischetti.

 

Imburrare una pirofila e disporre su più file i dischetti sovrapponendoli leggermente.

 

Quindi spolverizzarli con il parmigiano e fiocchi di burro.

 

Lasciare gratinare in forno preriscaldato a 200° per 15 minuti fino a quando la superficie sarà dorata.

 

Buon giovedì gnocchi ...alla romana con MelocucinodaMe.

 

per chi volesse la ricetta degli gnocchi di patate può visitare il link http://www.melocucinodame.it/gnocchi-calamari-e-fantasia/

 

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Un abbraccio Daniele

RIGATONI ALLA CARBONARA

RIGATONI ALLA CARBONARA

La -possibile- storia della carbonara

 

Pare fosse il piatto dei boscaioli del centro Italia che si avventuravano sulle montagne dell’Appennino a fare carbone da legna.

 

E da ciò deriverebbe il nome di questo popolare piatto.

 

Questa però è solo una – la più accreditata – tra le ipotesi sulle origini della “carbonara”.

Per alcuni, il vero “papà” fu un oste romano che, nel 1944, diede al piatto il nome del suo precedente lavoro.

 

Altri ancora fanno coincidere la nascita con la presenza degli Alleati nel secondo dopoguerra e con l’arrivo sulle tavole degli italiani di uova e bacon in quantità.

 

Infine, c’è chi attribuisce la ricetta a una nobildonna del Polesine, che nell’Ottocento ospitava le riunioni segrete degli affiliati alla Carboneria.

Secondo la tradizione, gli ingredienti base sono uova, guanciale di maiale, parmigiano, pecorino, strutto (oggi olio d’oliva), aglio, pepe nero e naturalmente pasta: spaghetti o rigatoni.

rif.articolo

La Carbonara

 

La carbonara

***

Er sommo amplesso tra er guanciale e l’ova,

 

mist’ar formaggio e ar pepe grattuggiati,

 

è er “nunpiusurtra” pe gole e palati,

 

da fà godé co un’emozzione nova.

 ***

Lo sanno pure scapoli e ammojati,

 

che mejo piatto ar monno nun se trova

 

e che magnà la “carbonara” giova,

 

a lingua, bocca e stommaco allignati.

 ***

Usa le penne oppure li spaghetti,

 

nun sò da disdegnà li rigatoni,

 

basta ch’abbonni, quanno che li metti.

 ***

Nun fà che la cottura s’appapponi!

 

Ché de la pasta scotta, a denti stretti,

 

è mejo un carcio in mezzo a li cojoni…

***

Stefano Agostino

Ricetta e preparazione

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Ingredienti

per 4 persone:

 

4 uova 

 

400 grammi di rigatoni

 

300 grammi di guanciale

 

pecorino romano (qb) sale e pepe (qb)

 

Preparazione:

 

Per prima cosa rompere le uova nella ciotola aggiungere il pecorino, un pizzico di sale ed una spruzzata di pepe quindi sbattere il tutto con una forchetta finchè non sia ben amalgamato.

 

Quindi procede con portare a bollore l’acqua, salarla e cuocervi i rigatoni al dente.

 

Nel mentre che la pasta cuoce affettiamo il guanciale a striscioline e lo facciamo rosolare in una padella dal fondo già scaldato, finchè non sarà dorato.

 

Quindi non scoliamo la pasta ma la preleviamo direttamente dall’acqua che bolle mediante una schiumarola e la versiamo nella padella dove soffrigge il guanciale e lasciamo insaporire per pochi minuti.

 

Spegnete la fiamma sotto la padella e versate le uova, quindi mescolate con dei mestoli di legno finchè l’uvo si rapprende (a questo scopo la pasta non si scola, l’acqua di cottura aiuta la mantecatura).

 

Aggiustiamo di pepe e pecorino e serviamo subito.

 

Daje, daje, daje, con MelocucinodaMe.

Buon proseguimento Daniele

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CODA ALLA VACCINARA

CODA ALLA VACCINARA

Coda alla vaccinara

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Nelle passate letture ho inserito delle poesie di grandi poeti romani, ma non ci sono solo i "classici", oggi infatti inserirò la poesia di una poetessa contemporanea

 

LA VACCINARA

 

Ner Rione Regola, tra li vaccinari,

 

ner core antico della Roma ricca

 

'n mezzo a li palazzi centenari

 

è nata 'na ricetta ch'è 'na chicca.

 

La coda fin dai tempi...era la cosa

 

che distingueva la bestia dar cristiano 

 

doppo avella assaggiata, 'a sora sposa,

 

capí che er bono...nun è solo umano!

 

Se prima è stato 'n piatto popolano

 

riservato alla classe macellaria

 

da quarche tempo, sembrerà 'n po' strano...

 

è 'r fiore all'occhiello della culinaria!

 

-Pia 'n par de chili de coda de vitella

 

e metti l'ojo ner coccio della nonna

 

si nun ce l'hai...vabbene 'na padella

 

ce fai colorí mezza cipolla bionna

 

butta la coda quanno s'è appassita

 

rosola tutto a foco moderato

 

sfuma cor vino (ne abbasteno du' dita)

 

e aggiungi er sellero tutto sminuzzato

 

er pommidoro...mejo la passata

 

sale, peperoncino (in abbondanza)

 

fai coce fino a quanno è spappolata...

 

...è na ricetta pe' riempi' la panza!!!

 

di Sabrina Balbinetti

 

Ricetta e preparazione

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Ingredienti

 

6 pezzi di coda di coda di bue

 

sedano intero 1 gambo

 

1 cipolla

 

1 spicchio di aglio

 

guanciale q.b.

 

olio extra vergine q.b

 

pomodori pelati 1 scatola

 

1 bicchiere di vino bianco secco

 

4 chiodi di garofano

 

pinoli q.b. uvetta q.b.

 

cacao amaro in polvere q.b.

 

Sale pepe

 

acqua calda q.b.

 

Preparazione

 

Per prima cosa occorre lavare la coda per rimuovere il sangue e porzionarla in pezzi

 

Quindi occorre rolosare i pezzi in una padella con un trito di guanciale a cui si aggiunge un filo di olio evo, la cipolla tritata, un spicchio d’aglio mondato, con i chiodi di garofano ed infine un pizzico di sale e pepe.

 

Quindi si lascia asciugare l’acqua della carne, si sfuma con due bicchieri di vino bianco secco che deve sfumare per un quarto d’ora.

 

A questo punto  si versano i pelati, si mescola si copre e di tanto in tanto s’acciunge un po’ d’acqua.

 

Ora lasciate cuocere il tutto per tre ore o anche di più.

 

La carne è pronta quando si stacca dall’osso.

 

A questo punto si monda il sedano e lo si lessa

 

Ora lo si versa in una padella con qualche cucchiaiata di sugo di coda al quale si aggiungono i pinoli, l’uvetta e un paio di cucchiai di cacao amaro.

 

Far bollire ancora per qualche minuto.

 

Riuniamo tutto in una terrina capiente e serviamo caldo

 

Un piccolo consiglio, con il sugo della coda potete condire degli ottimi bucatini 

 

Buon proseguimento di viaggio romano con MelocucinodaMe

 

Un abbraccio Daniele

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